Perché Via Moscova si chiama così?

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A volte le vie hanno nomi particolari, che non sempre corrispondono al vero significato del nome stesso, è il caso di Via Moscova. Infatti se il nome di Corso Venezia deriva dal fatto che attraversando Porta Venezia, si arrivava proprio alla città di Venezia e Porta Romana perché portava a Roma, via della Moscova deve il suo nome a ben altro motivo.

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Via della Moscova un tempo di chiamava Via Santa Teresa, ma Napoleone Bonaparte decise di cambiarle il nome in memoria di una sanguinosissima battaglia combattuta dalla Grande Armata durante la campagna di Russia del 1812, dove gli italiani sfoggiarono il loro valore. Il 7 settembre 1812, la Grande Armée napoleonica, che aveva iniziato il suo attacco alla Russia nel mese di giugno, si scontrò con l’esercito russo, guidato dal generale Kutusov, nella località di Borodino, non distante da Mosca. Fù un terribile scontro frontale, nel quale risultarono coinvolti, in totale, oltre 250.000 uomini e che costò a entrambe gli eserciti circa un terzo dei loro effettivi tra morti, feriti, dispersi e prigionieri.

Restano forti dubbi, tra gli storici, sulla decisione di Napoleone di impegnarsi in un oneroso attacco frontale contro le truppe russe, ben trincerate. E’ possibile che egli cercasse di distruggere l’esercito russo e poi di entrare nella vicina Mosca, ciò che pensava avrebbe segnato la fine della campagna, prima dell’arrivo dell’autunno e del temuto inverno russo. Se questo era il piano, si deve dire che esso riuscì solo in parte, perché la terribile “battaglia d’incontro” ci fu, ma per i russi – che pure uscirono sconfitti, abbandonando il terreno – fu poco più distruttiva che per la Grande Armata.

L’area in antichità, era a prevalenza agricola trovandosi fuori dalle mura medievali. Quando la città si espanse al punto da richiedere una nuova cinta muraria difensiva, naturalmente si ritrovò all’interno dell’area protetta, cambiando destinazione col passare del tempo. Qui vi erano alcune sepolture, come quelle ritrovate dopo le indagini archeologiche del 2004, che evidenziarono la sacralità del luogo. Quindi al posto di un cimitero sorsero i conventi con chiesa barocca dei Santi Teresa e Giuseppe (convento delle suore carmelitane), oggi sede della Mediateca e il più vasto complesso conventuale dei carmelitani scalzi, entrambi utilizzati per lungo tempo, dopo le soppressioni, come magazzini e l’industria della manifattura tabacchi.

Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce i resti strutturali della chiesa di San Carlo e dell’annesso monastero dei carmelitani scalzi, documentati nelle principali carte storiche cittadine. Le fonti storiche ci informano che i carmelitani scalzi si stabilirono nella zona nel gennaio 1614, grazie all’intercessione del cardinale Federico Borromeo. Seguì nel settembre del 1615, la posa della prima pietra della chiesa di San Carlo, come riporta una lapide in marmo rinvenuta nel corso dello scavo archeologico riutilizzata nelle murature nella fase industriale del complesso.

Con la soppressione degli ordini religiosi e le conseguenti confische da parte di Napoleone, il complesso di San Carlo mutò destinazione funzionale e venne adibito a magazzino e sede di impianti produttivi diversi. Tali fattori comportarono modifiche strutturali e variazioni d’uso degli ambienti, ben documentate dalle indagini. In questa fase è inoltre documentato lo scavo di un canale, connesso forse alle lavorazioni, e la costruzione di una nuova strada ad accesso all’area.

Nella zona sottostante l’abside e il transetto ovest della chiesa, lo scavo ha rilevato tracce di attività fusoria e lavorazione dei metalli. Sono stati infatti rinvenuti un largo forno per il trattamento dei materiali e scarichi di scorie della lavorazione del ferro e del rame. Le analisi metallografiche sugli scarti hanno permesso di stabilire che in questa struttura fusoria si svolgevano processi metallurgici specializzati nel recupero dei residui della lavorazione dell’argento. L’impianto di un opificio metallurgico per l’epoca tecnologicamente avanzato, doveva essere collegato alla nuova zecca (1777), situata nella casa del Cavalchina a Porta Nuova, con ingresso da via della Moscova. Il forno era quindi parte integrante del nuovo laboratorio di partizione i fine azione che il governo francese nel 1801 volle nazionalizzare e riunire alla zecca. Dopo la confisca napoleonica, fu proprio la sconsacrata chiesa di San Carlo che venne scelta per tali specializzate lavorazioni.

Nel 1802 il complesso religioso, già convertito in epoca napoleonica in magazzino e laboratorio metallurgico, subisce ulteriori trasformazioni con la costruzione dell’aria della reggia Manifattura Tabacchi, per la fabbricazione di tabacco da pipa, sigari e infine sigarette.

Oggi in questa via della Moscova ci si va per diversi motivi. Qui sorge la sede della Direzione Regionale delle Entrate per la Lombardia, ma ci sono anche tanti locali, adatti a tutti i gusti. Dagli amanti della moda agli alternativi, dall’osteria casereccia al ristorante di lusso. Su Via della Moscova si trova anche la Chiesa di Sant’Angelo e l’annesso Convento francescano dei Frati Minori. La chiesa, dalla facciata semplice, sul sagrato ospita una fontana ottagonale di acqua solforosa, conosciuta dai milanesi anche con il nome di “acqua marcia”.

Ma soprattutto in via della Moscova trova sede, nella chiesa sconsacrata di Santa Teresa, la Mediateca Santa Teresa, dove è ospitata la Biblioteca Nazionale Braidense: un luogo di informazione e formazione all’avanguardia, destinato a un pubblico esigente che vuole poter fruire, oltre che dalle fonti tradizionali, anche da fonti documentarie elettroniche e digitali, importantissime per stare al passo con i tempi.

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