I musei di Milano alleati per sfidare l’Europa ed ambire così a diventare il polo d’attrazione culturale più dinamico del continente, come già successo a Barcellona e Berlino.

Un’idea scaturita durante la riunione dei direttori dei musei cittadini, riuniti a Palazzo Reale, per la tavola rotonda organizzata in occasione della prima edizione di Museocity. L’idea e la speranza inizia dal numero dei visitatori, ecco i numeri. Nel 2016 i visitatori delle principali sale espositive statali, civiche e private sono stati 2,3 milioni.

«Abbiamo chiuso l’anno con circa 480mila visitatori – spiega Fiorenzo Galli, direttore del polo espositivo di via San Vittore – a fronte dei 450mila del 2015». «Abbiamo registrato 59mila presenze – fa sapere Annalisa Zanni, direttrice del Poldi Pezzoli –: l’aumento di pubblico è iniziato con le Dame del Pollaiolo, poco prima di Expo, e prosegue ininterrotto, per fortuna».

Tra i musei civici, quelli del Castello Sforzesco restano i più visitati con 596.344 presenze nel 2016, seguiti a distanza dal Museo del Novecento con 244.353 visitatori. Quanto agli spazi statali, il Cenacolo Vinciano batte tutti con 406.863 presenze, la Pinacoteca di Brera è stabilmente oltre i 300mila visitatori (per l’esattezza nel 2016 sono stati 311.311). «Milano città dei musei»: nella metropoli lombarda ci sono 6,3 spazi espositivi ogni centomila abitanti, solo Roma (7,7) e Parigi (6,8) fanno meglio. Mentre Berlino e Londra sono già dietro rispettivamente con 4,7 e 3,1 musei ogni centomila residenti. Una statistica contenuta nella ricerca condotta da «Where Italia» insieme all’Osservatorio Metropolitano di Milano.

A detta dei direttori dei musei, la svolta è arrivata proprio con l’Expo. «L’Esposizione Universale ha permesso ai turisti di conoscere le tante Milano che convivono a Milano – spiega Galli –. Questo ha suscitato la curiosità dei visitatori che, quindi, sono tornati in città per poterla apprezzare a pieno soffermandovisi come e dove non erano riusciti durante la visita per il semestre espositivo. Prima questa città era percepita solo come la città del business e della moda, ora non è più così, ora in tanti si sono accorti che a Milano c’è anche altro». Un dato confermato da Andrea Jarach, publisher di «Where Milan»: «Dalla nostra ricerca emerge che il profilo del visitatore e del turista che sceglie Milano è ormai cambiato: siamo passati dall’homo faber all’homo ludens, dal business traveller all’experience seeker, vale a dire “colui che ricerca esperienze”.

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