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Che cos’è il “Paradiso” nei tappeti Persiani del XVI° sec. al Museo Poldi Pezzoli.

“Il Paradiso non può attendere”: lo si trova infatti nei finissimi ricami dei tappeti persiani del XVI°sec., ospitati in una mostra al Museo Poldi Pezzoli, fino al 1° settembre 2014.

Nella magnifica sala dal soffitto affrescato con angeli sullo sfondo di un cielo azzurro, e nuvole qua e là, si viene sorpresi subito da questi antichi tappeti ed arazzi mirabilmente decorati, con una lavorazione a dir poco raffinata del 1500.

Sulla sinistra  un “tappeto a preghiera”(1560), proveniente dalla Persia Centrale, è costituito da un “nodo in lana su armatura in seta con filo metallico”.. Questo tappeto lasciò il palazzo  Topkapi di Istanbul intorno al 1878. L’elegante calligrafia compone una parte del riquadro che racchiude il disegno  all’interno con la forma a cupola. Le fasce di nubi nello spazio verde sono considerate superiori  a molti altri per stile e bellezza. Di un altro tappeto, in passato davvero straordinario, è rimasto un frammento: è il quarto del campo centrale, che ne ricostruisce comunque il disegno completo. Rappresenta un esemplare tipico dei tappeti “a medaglione“appartenenti al gruppo detto”Salting”.Il disegno di ognuno intendeva rappresentare una diversa interpretazione del Paradiso, visto evidentemente come una terra ricca di piante fiorite e stupendi animali , come cervi, lupi, leopardi, mirabili uccelli, tori…Ricco di esemplari di ogni specie di animali e piante è quello considerato uno dei più antichi. La sua impostazione decorativa è stata messa a confronto col celebre tappeto dell stesso tipo “Chelsea”, del Victoria and Albert Museum di Londra, proveniente dal Tabriz.Nella sua iscrizione si trovano persino versi poetici sul tema dell’amore del poeta persiano Hafer, vissuto nel XIV°sec. Essi fanno da contorno allo splendido “Tappeto delle Tigri” , detto anche il “Diario del Mondo”, considerato il più bello in Italia, secondo il pittore americano Ralph Curtis, amico di John Surger Sargent. Qiui appaiono,  come in uno Paradiso Terrestre, tutti gli esemplari del creato: tigri, leoni, leopardi, volpi, gazzelle, orsi e scimmie, immersi in una magnifica natura tra gli angeli.Fu Shah Tahmasp I° che quando lo vide credette di vedere il Paradiso Terrestre. Realizzato nella Persia Centrale 450 anni fa e comprato da gian Giacomo Poldi Pezzoli nel 1855, è uno dei pochi esempi di tappeti dell’epoca giunto completo fino a noi: le sue origini risalgono all’ultimo decennio del regno dello Shah Safavide Tamasp I°(1524-1576) .Oggi questo tappeto è qui esposto in seguito ad una imponente opera di restauro durante la quale è stato anche approfonditamente studiato.

 Molto interessanteappare anche il “Tappeto della caccia”, sulla parete del lato opposto, che fu probabilmente uno degli ultimi eseguiti per lo Shah Ismail(1501-15249il fondatore della dinatia Safavide. Si tratta di un esemplare tipico di  Tabriz, per colori, materiali e tipo di disegno molto spigoloso. E’ questo sicuramente il più antico, come rivela la sua data di origine. Un esempio mirabile del nuovo stile risalente al 1560-1570 sono i tappeti provenienti dai laboratori Qazvin, città della Persia che divenne capitale nel 1548. Questo stile influenzò l’intero secolo successivo, cominciando da Isfahan, che divenne la nuova capitale sotto lo Shah Abbas I° . Di questo periodo è ammirevole il tappeto “a figure di animali in lotta“, dalla magnifica bordatura che caratterizza tutti e tre i tappeti di questo gruppo e dalla bellezza , considerata unica , del “grande cervo”.  Notevoli sono anche la lavorazione del tappeto “a palmette e fasce e nuvole”, dal disegno di straordinaria bellezza, frammento di un tappeto lungo 7 metri, e il “tappeto a preghiera” ricevuto in dono dal sultano ottomano Solimano  II° nel 1567.

Dai versi del poeta Hafer sul “Tappeto delle Tigri”: “…non è un tappeto ma una bianca rosa selvatica, un velo per poter raggere la vista degli splendenti houri…E’ un giardino di tulipani e rose e per questo è stato scelto dagli usignoli come dimora…ruscelli d’acqua sgorgano da ogni angolo…Esso mostra la via per giungere alla sorgente della vita…E’ più vellutato delle gote delle fanciulle più belle diCeghel…è come la luna sulle gote dell’amata…

Signore, questa nuova rosa è priva di macchia perche proviene dal giardino della speranza...”

Grazia Paganuzzi

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