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Panettone World Championship: il migliore viene dalla Campania


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Panettone World Championship, il contest internazionale, tenutosi a Milano e organizzato dai Maestri del lievito madre da Host, ha eletto il miglior panettone artigianale tradizionale del mondo. Il premio è andato ad Alessandro Slama, del locale “Ischia Pane” di Ischia.

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Panettone World Championship: il migliore viene dalla Campania

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A decretare il miglior panettone tradizionale artigianale al mondo è stata una giuria composta da chef nazionali ed internazionali. A partecipare a questa golosissima sfida 32 finalisti provenienti da tutto il mondo, con altrettanti panettoni in sfida. Il premio della critica, andato a Salvatore Gabbiano della Pasticceria Gabbiano di Pompei, è invece stato assegnato da una giuria composta da giornalisti, gourmet e accademici della cucina italiana

“E’ una gioia indescrivibile per me aver vinto – ha dichiarato Alessandro Slama – Questa vittoria è il premio all’impegno, alla passione e ai sacrifici miei e della mia famiglia”.

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Attualità

Liliana Segre e il suo messaggio contro l’ignoranza e l’indifferenza

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“Io non perdono e non dimentico, ma non odio”. Lo ha detto Liliana Segre. Il suo è un messaggio contro l’ignoranza e l’indifferenza. Dopo che le è stata assegnata una scorta per le minacce subite e l’abbraccio di tutta la città di lunedì scorso sotto una pioggia scrosciante, la senatrice a vita e sopravvissuta all’Olocausto, ha partecipato alla conferenza «Science for peace», organizzata all’Università Bocconi di Milano dalla Fondazione Umberto Veronesi. «Mi ci sono voluti 45 anni per riuscire ad andare a parlare davanti agli studenti, bisogna combattere l’ignoranza e l’indifferenza».

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«Io non perdono e non dimentico, ma non odio. E la trasmissione del non odio e battersi contro l’odio è un ammaestramento utile per i ragazzi e per tutti, perché l’atmosfera dovuta all’ignoranza e all’indifferenza, che è stata la regina del mondo di allora, c’è purtroppo anche oggi».

Liliana Segre si è scontrata con quell’indifferenza e quell’ignoranza fin da subito, fin da quando tornò in città dopo aver visto e vissuto quegli orrori inimmaginabili. Una volta sopravvissuta e uscita dal lager, una volta tornata a casa, si è accorta che intorno a lei nessun era interessato a ciò che le era successo. ” Ho iniziato prestissimo, già nei primi giorni dopo il mio ritorno, a tacere. Mi ci sono voluti 45 anni per riuscire ad andare a parlare davanti agli studenti, senza mai nominare la parola odio e vendetta e fare il mio dovere di testimone”.

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