La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta sulle frenate brusche che si sono verificate nei giorni scorsi sulla metropolitana milanese. Attualmente l’ipotesi di reato è lesioni colpose. Sotto stretta analisi degli investigatori due episodi che hanno riportato un bilancio di feriti tali da attivare l’opinione pubblica. Il primo preso in osservazione è quello avvenuto a Loreto il 4 marzo 2019. In questo caso rimasero ferite cinque persone. C’è poi l’episodio del 9 marzo 2019 a Cadorna, dove il bilancio dei feriti è salito a nove. Sul caso tanno lavorando i pm Maura Ripamonti e Mauro Clerici, appartenenti al dipartimento Tutela della salute, dell’ambiente e del lavoro, coordinati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Il loro intento è scoprire le cause delle frenate. Scoprire se tutto a funzionato correttamente e se ci sono responsabilità imputabili all’Azienda Trasporti Milanesi.

Le frenate brusche: esistono da anni. Atm lavorerà sull’intensità

«Risolveremo il problema senza mai compromettere la sicurezza complessiva», afferma il direttore generale di Atm «L’intensità della frenata è chiaramente un problema che non vogliamo sottovalutare, avendo ambizione di migliorare la vita delle persone. Ma ci teniamo a evidenziare che il sistema rileva dei fatti e si comporta in maniera “corretta” rispetto ai fatti rilevati».

Il problema delle frenate non è certo recente. Sono anni che si verificano questi episodi. Nei giorni scorsi però queste situazioni sono successe a ritmo ravvicinato, provocando dei feriti. L’attenzione dei cittadini sull’argomento si è quindi fatta più pressante. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati circa cinquanta i casi. Dall’inizio 2019 ne sono stati registrati già cinque. Per l’assessore ai trasporti Marco Granelli è “meglio avere un episodio di frenata in più rispetto ad un incidente che porterebbe conseguenze più gravi” .

Le frenate brusche: le simulazioni e le soluzioni

Atm a Precotto ha iniziato, attraverso dei tecnici, dei lavori che puntano a cercare di risolvere il problema. Queste brusche frenate compromettono la reputazione della rete dei trasporti milanesi. Sono quindi in corso delle simulazioni. Ieri sono proseguite le prove sui pattini elettromagnetici alla stazione di Precotto. Si tratta in questo caso dei pattini che, soltanto nei casi di emergenza, si attaccano al binario e consentono al convoglio di rallentare.

Atm promette di raffinare i sensori che monitorano l’ambiente della metropolitana in modo da ridurre questi falsi positivi. Attualmente l’obbiettivo dell’Azienda è discutere la questione con i suoi fornitori, ovvero Alstom e Hitachi . Bisogna scoprire quali siano i margini per ridurre questi effetti nei casi di frenate obbligate. Ma il lavoro non si fermerà qui. L’idea di fondo è quella di capire se si potrà poi modificare il sistema di sicurezza sulle linee 1 e 2. Le linee dove il fenomeno è quello più frequente.

Le frenate brusche: l’incidente del 9 marzo 2019

“Il sistema ha reagito in modo corretto a un potenziale rischio rilevato dal sistema di sensori che monitorano a 360 gradi l’ambiente in cui si muove la metropolitana. In alcune circostanze, come questa, la modalità corretta per prevenire un rischio è la brusca frenata».

Non è stata nemmeno l’alta velocità ad azionare la frenata d’emergenza in dirittura d’arrivo verso la banchina di Cadorna. Il circuito del binario ha rilevato una anomalia (un abbassamento della tensione, che può essere dovuto a vari fattori, da maggiore sporcizia a un deviatoio spostato) e ha inviato l’informazione al sistema che gestisce la sicurezza in metropolitana. Ed ecco spiegato perchè è entrata in funzione il sistema di emergenza.

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