Alessandro, la speranza arriva dalla compatibilità di un cordone ombelicale. Il piccolo di un anno e mezzo, malato di linfoistiocitosi emofagocitica, una malattia genetica molto rara, forse ha trovato un donatore. Al momento l’ospedale britannico, in cui è ricoverato, ha chiesto la verifica di un cordone ombelicale individuato a Bologna.

Il cordone ombelicale è una soluzione di riserva

Nel caso non si riesca ad individuare un donatore compatibile, il cordone ombelicale resta la soluzione alternativa. Anche se la corsa contro il tempo ha attirato moltissime persone nelle piazze, che hanno aderito alle campagne per la donazione di midollo osseo, la soluzione potrebbe essere un cordone ombelicale.

“Quando un registro segnala una disponibilità, significa che esiste già un’alta compatibilità. In questi casi non si tratta mai di tutto o niente, si tratta di capire se le cellule del donatore sono sufficientemente compatibili con quelle del paziente che deve riceverle. Questa decisione la dovranno prendere i medici inglesi che hanno in cura il piccolo”, ha spiegato il direttore del Centro trapianti.

Quella del cordone ombelicale però  sarebbe una “soluzione di ripiego” e anche molto rischiosa. I medici del Great Ormond Street Hospital intendono in ogni caso prenderla in considerazione visto i tempi molto stretti e che non si sia ancora riusciti a trovare un donatore compatibile.

L’appello dei genitori di Alessandro

Il piccolo Alessandro soffre di linfoistiocitosi emofagocitica, conosciuta in medicina come HLH, una malattia genetica molto rara che colpisce solo lo 0.002 per cento dei bambini e che non lascia speranze di vita senza un trapianto di midollo osseo.

Alessandro ha da poco superato l’anno e mezzo di vita ma non gli rimane più molto tempo. I medici gli danno ancora poche settimane di vita, orientativamente fine novembre. Se non si dovesse trovare un donatore compatibile il piccolo Alessandro non avrà speranze. I genitori hanno già provato a trovare un donatore sia nel registro mondiale dei donatori di midollo osseo che in quello dei cordoni ombelicali. Le ricerche però non hanno portato a nulla.

“Quindi – si legge nella lettera appello di Alessandro – non mi resta che cercare mia sorella o mio fratello maggiore altrove…”. Così è nata la pagina Facebook “Alessandro Maria” e l’idea di diffondere il grido di aiuto via social. In brevissimo tempo l’appello è diventato virale. Molte sono state le condivisioni ma anche le adesioni. Milano ha risposto prontamente all’appello del piccolo Alessandro e dei suoi genitori. In molti sono scesi in piazza Sraffa con la speranza di far la differenza, di poter esser quel donatore di midollo osseo che poteva dare una speranza al bambino e alla sua famiglia.

Admo continua la ricerca

La gara di solidarietà non si ferma, grazie anche al grande lavoro di Admo, l’Associazione donatori midollo osseo, che sta organizzando campagne nelle principali città italiane. E in moltissimi hanno aderito alla ricerca.

Il 50% dei bambini colpiti da questa malattia muore entro il primo mese dalla manifestazione della malattia, mentre dei restanti circa un terzo presenta dei problemi, spesso permanenti, al sistema neurologico-celebrale. La corsa contro il tempo continua.

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