Omicidio Rozzano, parla il killer: “Mio suocero abusava di mia figlia”. È stato premeditato, la punizione doveva esser esemplare e definitiva. E così ha dato la caccia all’ex suocero per tutta la città, finché non l’ha trovato e ha messo la parola fine alla sua vita. Quando è uscito dalla caserma ormai in manette, parte dei suoi famigliari hanno applaudito. Un’approvazione per questa vendetta privata.

Omicidio Rozzano, parla il killer: “Mio suocero abusava di mia figlia”. La storia

Abusi e violenze che sono terminati in una vendetta. Per questo è morto il 63enne Antonio, ammazzato a colpi di pistola lunedì pomeriggio a Rozzano, tra il parcheggio del centro commerciale “Il Gigante” e il vicino parchetto. Sono almeno quattro i proiettili che hanno posto fine alla sua vita. Ha sparargli sarebbe stato il suo ex genero. Emanuele, 34 anni, si presenta con una nomea e un passato da criminale, costellato di precedenti.

Emanuele ha girato sul motorino con il suo amico Achille, 26 anni ed incensurato, finché non ha trovato il suo ex suocero. Entrambi sono stati accusati di omicidio volontario aggravato in concorso e porto abusivo di arma da sparo. Martedì, ormai braccati dai carabinieri di Corsico si erano consegnati entrambi.

Omicidio Rozzano: la ricostruzione dei fatti

Il 34enne Emanuele ha confessato l’omicidio. Il suo gesto lo ha spiegato subito chiaramente. Lo riteneva colpevole di alcuni abusi su sua figlia. Sono stati poi i carabinieri ha ricostruire gli eventi, partendo da alcune ricostruzioni dei fatti accaduti nelle ore precedenti. Il killer sarebbe venuto a conoscenza che l’ex suocero era tornato in città. Eccolo allora pensare alla sua vendetta, salire sul motorino con l’amico e iniziare la sua caccia per Rozzano. Lunedì infatti la vittima, che ora viveva a Napoli, aveva fatto ritorno nel paese ai confini di Milano, per prendere parte all’incidente probatorio nell’inchiesta della procura di Milano, che stava appunto cercando di fare luce proprio sui presunti abusi sulla nipotina.

Omicidio Rozzano: l’interrogatorio

La caccia non è durata poi molto. Intorno alle 17.55 Emanuele e Achille ancora girava in motorino, cercando l’ex suocero del 34enne. Ecco allora la svolta per i killer quando hanno riconosciuto la vittima, tra via Venezia e viale Lazio. Ancora non si sa come ma il genero avrebbe attirato l’ex suocero dietro ad un furgone. Quello è stato il luogo dell’esecuzione. Cinque colpi di pistola, quattro dei quali andati a segno al collo, alla testa e all’addome. Per il 63enne non c’è stato molto da fare all’arrivo dei soccorsi. L’uomo è morto praticamente sul colpo. I due assassini hanno così iniziato la loro fuga, finita qualche ora dopo, quando ormai braccati si sono consegnati alla polizia. L’arma del delitto non è ancora stata trovata. Achille, il proprietario del motorino e l’autista di questo omicidio, ha confessato di aver accompagnato il killer. Ha inoltre dichiarato e giurato agli inquirenti di non essere mai stato a conoscenza delle sue intenzioni.

 

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