Le conseguenze sull’aria di Milano dopo l’incendio di domenica 14 ottobre

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Le conseguenze sull’aria di Milano dopo l’incendio di domenica 14 ottobre 2018. Sembrava che non ci fossero conseguenze rilevanti e invece è diventato necessario ricorrere alle mascherine. Per la città è ancora forte l’odore di fumo dopo l’incendio scoppiato la sera del 14 ottobre nella ditta IPB di via Chiasserini tra Quarto Oggiaro e la Bovisasca. Il vento verso il centro della città la puzza sprigionata dalla colonna di fumo che si è alzata dai 16mila metri cubi di rifiuti. Secondo i rilievi dell’Arpa, non ci sarebbero comunque problemi per la salute derivanti dal fumo che si è diffuso in città.

L’incendio di domenica sera

L’incendio è divampato domenica 14 ottobre 2018, intorno alle 20.30. Il punto di partenza è stato un capannone di deposito di rifiuti nella zona Nord della città. In via Chiasserini, nella Bovisasca, le fiamme si sono alzate in pochissimo tempo. Al momento dell’incendio la ditta era chiusa. La parte anteriore del capannone ha ceduto sprigionando un calore tale da incenerire alcuni pullmini per disabili posteggiati lì vicino.

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Dai racconti dei residenti della zona sembra che l’incendio sia divampato in maniera molto veloce partendo da diversi punti del deposito. Le storie portano a pensare che la causa sia quindi dolosa, come se fosse stato usato un liquido accelerante. Non sarebbe comunque il primo incendio di questo tipo in Lombardia. Negli ultimi due anni sono stati davvero molti gli incidenti di questo tip a colpire depositi e aziende di smaltimento. Solo quattro giorni fa sono stati arrestati i responsabili delle fiamme e del traffico di rifiuti avviato in un capannone di Corteolona (Pavia), che era andato distrutto dalle fiamme nel gennaio scorso. «Difficile pensare che sia stato un fulmine», la sintesi dell’assessore lombardo all’Ambiente Raffaele Cattane. Un cambio sospetto di amministratore societario proprio il giorno prima del maxi rogo di rifiuti, è uno degli aspetti sui cui stanno indagando inquirenti e investigatori nell’inchiesta sull’incendio.

Un incendio davvero complicato da spegnere, serviranno altri quattro-cinque per esaurire0 le ultime. Inizieranno allora i primi veri accertamenti investigativi sulle cause. E’ bruciata l’intera struttura da 2.500 metri quadrati dove erano stoccati 16mila metri cubi di materiale non pericoloso. Dal punto di vista ambientale, l’Arpa non ha ravvisato contaminazioni, ma ha riscontrato la presenza di alcune tracce di ammoniaca. «Il ministero sta seguendo questa vicenda, un caso che rientra nel discorso delle Terre dei Fuochi, una norma molto attesa che riguarderà anche la Lombardia come l’intero Paese Italia», il commento del ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

L’odore che si sente in giro per la città

Dalle misure effettuate la sera del 14 ottobre non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi. Sul luogo dell’incendio sono ancora presenti alcuni mezzi dei vigili del fuoco per lo smassamento dei rifiuti e la bonifica dell’area. Finché non sarà completamente spento si possono solo fare supposizioni. Si attende quindi il definitivo spegnimento di questo rogo per avere dei risultati definitivi, sia in campo investigativo che ambientale. Ancora una settimana di lavoro per le forze dei vigili del fuoco che nel frattempo tengono sotto controllo l’incendio.

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