ArtLine, il museo a cielo aperto di City Life

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Filippo del Corno, assessore alla cultura di Milano, ha presentato le opere fino ad ora inserite nel parco di City Life. Le ultime due sono un piede e una mano giganti costruite in mattoni rossi dell’artista tedesca Judith Hopf .

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Artline, arte contemporanea nel parco di City Life

Le due sculture giganti si inseriscono nel progetto denominato ArtLine. ArtLine è il progetto di arte contemporanea del Comune di Milano. Nel 2015 venne lanciato un bando in cui artisti under40 venivano invitati a presentare un’opera d’arte da inserire all’interno del parco pubblico di City Life. Dei numerosi progetti presentati ne furono scelti otto, esposti in una mostra a Palazzo Reale tra la fine dello stesso anno e il 2016.

Le opere previste nel progetto sono più di 20. Oltre a quelle scelte da una commissione di curatori e professionisti del mondo dell’arte tra quelle presentate dai partecipanti al bando, le altre sono state direttamente richieste dal comune di Milano ad artisti contemporanei affermati.

L’obiettivo

Il progetto nasce dall’idea di rendere accessibile l’arte a tutti. Le opere inserite nel parco saranno fruibili tutti i giorni durante l’arco di tutta la giornata. Con lo scopo di dare la possibilità a tutti di interagire con l’arte e di utilizzarla come mezzo, come codice alternativo per interpretare la realtà che ci circonda.

Le opere fino ad ora costruite nel parco di City Life

L’assessore alla Cultura di Milano Filippo del Corno ha presentato durante una passeggiata nel parco le prime sei opere realizzate.

Riccardo Benassi, Daily Desiderio

Uno schermo a LED posto su una colonna di metallo zincato collocato a fianco di una panchina. Come la fermata di un tram, solo che nel nostro schermo non sono linee e orari ad essere visualizzati ma un pensiero dell’artista. Benassi, attraverso un sistema di broadcasting remoto, integrato e autonomo, si impegna a pubblicare un pensiero nuovo per ogni giorno della sua vita. L’opera rimanda di giorno in giorno il suo completamento. Ogni persona vive un’interazione quotidianamente diversa con l’opera.

Judith Hopf, Hand and Foot for Milan

Si tratta di un piede ed una mano giganti costruiti in mattoni rossi. Le due sculture sono poste a poca distanza l’una dall’altra. Materiali poveri ci invitano a ritrovare un contatto più diretto con l’ambiente e la natura, ci suggeriscono di levare le scarpe e passeggiare a piedi nudi sull’erba.

Ornaghi e Prestinari, Filemone e Bauci

Due colonne in alluminio che ricordano la fisionomia di un uomo e una donna guardano gli alti grattacieli di City life. Il presente che guarda al passato. Il riferimento del titolo al mito greco rivela che l’opera si presenta come un augurio di integrazione, convivenza e ospitalità per la città di Milano.

Mtteo Rubbi, Cielo di Belloveso

Si tratta di più di 100 stelle incastonate nel pavimento di Piazza Burri. L’opera rimanda al cielo che si poteva vedere a Milano nella notte di primavera del 600 a.C. Notte in cui, secondo la leggenda di Tito Livio, viene indicata la nascita della città da parte del Principe Belloveso. La leggenda ha numerosi rimandi astronomici che l’artista presenta nella sua opera. Inserire un cielo in una città come Milano ci fa riflettere su come la sua crescita smisurata abbia addirittura portato all’estinzione delle stelle e del buio.

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Pascale Marthine Tayou, Coloris

Un pavimento in calcestruzzo rappresenta il planisfero terrestre. Da questo si sollevano un centinaio di pali metallici dai colori sgargianti. Le altezze variano dai 6 ai 12 metri e sulla sommità di ogni palo si trova un uovo. L’installazione è un esplosione di colori che si riflettono sulla città.

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Serena Vestrucci, Vedovelle e Draghi Verdi

Con il termine “Vedovella” si indica il rubinetto posto nelle fontanelle sparse per tutta la città. Il termine deriva da vedova. Le fontanelle sgorgano acqua in continuazione per questo ricordano il pianto di una vedova. Il secondo nome invece, “Draghi Verdi“, indica ciò che questi rubinetti rappresentano: la testa di un drago. L’artista decide di non creare un’opera site specific. Interviene invece su una parte del parco. Vedovelle e Draghi Verdi vengono sostituite con delle forme uniche pensate dall’artista. Dal modello di cera si passa alla fusione in bronzo. L’artista utilizza il metodo tradizionale con cui sono state sempre create. Il dialogo tra passato e presente da vita a pezzi unici che si notano solo se ci si avvicina alle fontane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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