Codacons apre a Milano uno sportello contro la ludopatia

Codacons apre a Milano uno sportello contro la ludopatia.  Contro la piaga del gioco d’azzardo e per fornire un aiuto concreto ai giocatori, il Codacons ha aperto a Milano uno sportello dedicato ai cittadini, con lo scopo di fornire informazioni e supporto agli utenti. Una iniziativa che si inserisce nell’ambito del progetto “Attenti al gioco!”, avviato dall’associazione dei consumatori in collaborazione con S.I.I.PA.C. (Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive) e con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

“Il gioco d’azzardo è oggi una emergenza sociale in piena regola – spiega il Codacons – Le ultime stime del Ministero della salute affermano che il 3,2% della popolazione italiana ha sviluppato una vera e propria dipendenza patologica da gioco, malattia che porta i giocatori alla rovina, distruggendo affetti, attività economiche e intere famiglie”.

Contro la piaga della ludopatia il Codacons ha aperto a Milano uno sportello che ha il compito non solo di fornire informazioni, assistenza e supporto ai giocatori problematici e ai loro familiari, ma anche di suggerire strutture sanitarie qualificate in grado di aiutare i soggetti malati ad uscire dal tunnel della dipendenza da gioco.

Tutti gli interessati potranno rivolgersi allo sportello del Codacons aperto inViale Gran Sasso 10.

Il Codacons contro il GAP, una pericolosissima piaga sociale.

Il GAP, acronimo per il gioco d’azzardo patologico, è poco conosciuto sicuramente per il fatto di avere un’apparenza innocua, socialmente ben accettata e con profonde tradizioni popolari. In realtà, finché la sua pratica si mantiene nei termini di una tranquilla frequentazione, esso può svolgere un ruolo ricreativo e ludico assolutamente positivo. Pressanti problemi nascono quando, per una serie complessa e profonda di cause, il piacere del gioco diventa un impulso incontrollabile, patologico, che arriva a stravolgere i rapporti familiari, sociali, finanziari in una maniera forse ancora troppo sconosciuta nel nostro paese. Ma chi è il giocatore d’azzardo patologico? Nel corso della lunga esperienza maturata, il Dr. Cesare Guerreschi (“Giocati dal gioco”, Edizioni Kappa; 2000) ha ritenuto opportuno differenziare 6 macrocategorie di giocatori d’azzardo:

  • Giocatori patologici per azione: sono persone che hanno perso il loro controllo sulla loro attività di gioco d’azzardo.

    Quest’ultima per loro, è la cosa più importante nella vita, poiché li mantiene in azione e quindi “vivi”. Le relazioni ed attività familiari, sociali e lavorative vengono influenzate negativamente dall’attività di gioco.

  • Giocatori patologici per fuga: sono giocatori che trovano nell’attività di gioco sollievo da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione. Usano il gioco d’azzardo per sfuggire da crisi o da difficoltà. In questo caso, il gioco ha un effetto “analgesico” e non una risposta euforica.
  • Giocatori sociali costanti: per queste persone il gioco d’azzardo è la forma principale di relax e di divertimento, ma è in secondo piano rispetto alla famiglia e al lavoro.
  • Giocatori sociali adeguati: queste persone giocano per passatempo, per socializzare e per divertimento. A questa categoria appartiene la maggioranza della popolazione adulta.
  • Giocatori antisociali: coloro che si servono del gioco al fine di ottenere guadagni illegali.
  • Giocatori professionisti: sono persone che giocano d’azzardo per professione e, considerandolo una professione si mantengono attraverso di esso.

Alle categorie dei giocatori patologici per azione e per fuga, appartengono le persone bisognose di aiuto psicologico e psichiatrico, chiamate anche vittime del gioco.

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Il loro è un mondo colmo di sofferenza, di bugie, debiti e disperazione. La scienza ufficiale ha riconosciuto il gioco d’azzardo patologico come disturbo mentale nel 1980. Il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, edito dall’American Psychiatric Association, ha incluso nella terza edizione dello stesso, il gioco d’azzardo patologico, definendolo come un impulso irresistibile e incontrollabile, che poteva progredire in intensità ed urgenza, consumando sempre più risorse di tempo, di energia di pensiero e di emozioni. I criteri diagnostici furono modellati su quelli delle tossicodipendenze ed includevano i concetti di tolleranza e astinenza.

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